venerdì 7 dicembre 2012

Lettera al Presidente


Preso da un leggero sentimento di sopravvalutazione del mio ruolo di cittadino, ho scritto al Presidente della Repubblica quanto segue:

Buon giorno Signor Presidente, 
   in una fase tanto difficile per milioni di cittadini, credo che coloro che hanno l'onore di rappresentare nelle Istituzioni repubblicane i Cittadini, debbano, oltre che assolvere onestamente e con la massima diligenza ai propri compiti, compiere dei gesti, anche se simbolici, per dimostrare, concretamente, la considerazione che hanno verso il popolo che stanno servendo, e la partecipazione attiva all'impegno di tutta la Comunità degli Italiani, a risollevare le proprie sorti e, quindi, dell'Italia intera. Mi sorprende, quindi, e mi affligge constatare che coloro che ci rappresentano ai massimi livelli istituzionali, non sentano, come me e tanti concittadini, l'impellenza di compiere tali gesti, ben più significativi di tante parole ed impegni formali. In questi giorni, poi, non solo si deve constatare che in nostri rappresentanti non ci sentano da quell'orecchio, come si suol dire, ma che, anzi, si sentano in diritto di continuare a godere di privilegi che ai pù appaiono, oltreché anacronistici, ingiusti ed offensivi per i cittadini. Pare che anche Lei, Signor Presidente, abbia questa insensibilità a voler dare l'esempio, tagliando i suoi emolumenti, anzi pare che, addirittura li abbia aumentati. È davvero così? Sperando che così non sia, cosa ne pensa dello smarrimento mio personale e di milioni di cittadini, in gravissima difficoltà, nel constatare che i rappresentanti delle Istituzioni repubblicane, ma anche i Dirigenti degli Organi della Pubblica amministrazione, continuino a godere di privilegi che sono più consoni ad una Monarchia o a uno Stato totalitario che ad una Repubblica democratica nata dalla Resistenza? Mi scuso se posso essere sembrato poco rispettoso o impertinente, Le assicuro che lo scopo di queste mie frasi non è certamente questo.
Grazie sentitamente per la Sua attenzione. 
Buone Feste a Lei ed alla Sua famiglia. 
Ing. Franco Matteoni

giovedì 6 dicembre 2012

Ultimi sviluppi sul rischio idrogeologico



Clini: «Assicurazione obbligatoria per eventi climatici estremi»
Vietato costruire in aree ad alto rischio idrogeologico.


Ebbene sì.


«In attesa della revisione dei PAI, di cui al precedente art.1, è vietato  l’uso ai fini residenziali, produttivi o per servizi e infrastrutture, delle zone già classificate  “R4- Aree a rischio idrogeologico molto elevato”»

Così recita il secondo comma dell'art. 2 delle linee strategiche per il Piano di adattamento ai cambiamenti climatici, la gestione sostenibile e la messa in sicurezza del territorio.
Peccato che continui con:

«fino alla adozione da parte delle amministrazioni competenti delle misure di prevenzione»

Questo significa che non cambia nulla per la Toscana.
Le opere si potranno fare in zone a rischio, basterà alzare gli argini (cosa già prevista).


Qua si può consultare il documento:


Qui un articolo in merito, con alcune obiezioni presentate:


Infine, la contentezza del governatore Rossi, che non vede ostacoli all'applicazione della L.R. 21/2012:




lunedì 3 dicembre 2012

Liberté, egalité, fraternité

I NO TAV valsusini fermati prima a Modane, poi a Saint Jean de Maurienne, per ore dalla gendarmerie francese. Cercavano delinquenti? Armi per attentati?

No.

Cercavano (e ci sono riusciti) di non far arrivare le proteste a Lione durante l'incontro tra Monti e Hollande.

Quando i NO TAV sono finalmente arrivati si sono uniti alla protesta locale contro l'Alta Velocità (sì, anche in Francia esiste un'opposizione, anche se in Italia si dice il contrario), e insieme agli studenti francesi sono stati bloccati per ore in una piazza (e due).
Alla fine la gendarmerie ha deciso che se ne potevano andare, uno alla volta.

Tre poliziotti per ogni mezzo, a sorvegliare il rientro dei contestatori.
Per sovrappiù, negli autobus sono stati lanciati gas urticanti, senza nessun apparente motivo.


Nella libera Europa non ci si può più spostare liberamente.
Nella libera Europa non si può protestare.
Nella libera Europa...

sabato 1 dicembre 2012

Rischio idraulico

Un documento per chiarire la gestione del rischio idraulico in Toscana (se ne era già parlato qui).
Dopo tanta solidarietà in Lunigiana, all'isola d'Elba, in Maremma, ci accorgiamo che il Consiglio Regionale approva quanto segue:


“Nelle aree classificate come
aree a pericolosità idraulica molto elevata

È CONSENTITA

la realizzazione di nuovi impianti
per la produzione di energia da gas naturali”


Quel «da gas naturali» aggiunto il 24 novembre fa subito pensare al progetto della Repower nei pressi del Bottegone (Pistoia), ma la stessa legge sul rischio idraulico approvata il 21 maggio consente la realizzazione di ulteriori edificazioni in territori già riconosciuti a rischio, opere gemelle di quelle pubblicamente criticate e additate come concausa degli elevati danni.

Questo mette in pericolo l'intera Toscana, ponendo le fondamenta per il ripetersi di nuove situazioni drammatiche come quelle di Aulla, Albinia, Marina di Campo, ecc.


DOCUMENTO MODIFICATO:

aggiunto l'elenco delle opere realizzabili nelle aree a pericolosità idraulica molto elevata

1) nuovi impianti e relative opere per
   a) raccolta e distribuzione della risorsa idrica
   b) convogliamento e depurazione degli scarichi idrici
   c) stoccaggio, trattamento, smaltimento, recupero dei rifiuti
d) produzione e trasporto di energia da fonti rinnovabili
2) nuovi edifici rurali
3) addizioni volumetriche agli edifici esistenti
4) sostituzione edilizia anche con incremento volumetrico e diversa articolazione, collocazione e destinazione d'uso
e riferimento alla possibilità di costruire inceneritori
Ricollegabile poi al problema del contestato Piano Interprovinciale dei Rifiuti, che prevede di quintuplicare la quantità di rifiuto incenerito nella piana Firenze-Prato-Pistoia mentre propugna il raggiungimento del 65% di raccolta differenziata, è la questione della possibilità di realizzare, sempre nelle zone ad elevato rischio idraulico, impianti per lo stoccaggio, il trattamento, lo smaltimento e il recupero dei rifiuti, dizione che di fatto sblocca la possibilità di realizzare, ad esempio, il nuovo inceneritore di Selvapiana, nei pressi del fiume Sieve, nel Comune di Rufina – restando valido l’art.142 LR. 66/2011 l’inceneritore si sarebbe potuto fare solo «se il Comune si fosse accollato i costi di milioni di euro per fare opere di messa in sicurezza idraulica e permettere all’Autorità di Bacino di “declassare” l’area da “pericolosità idraulica molto elevata” (PI4) a “pericolosità idraulica elevata” (PI3)». – http://assovaldisieve.blogspot.it/2012/11/comunicato-stampa-alluvioni-in-toscana.html



Il documento può essere letto e scaricato dal link seguente (potrebbe subire lievi modifiche):
 • Rischio idraulico in Toscana (versione precedente)

venerdì 30 novembre 2012

Pace e nonviolenza a Pistoia

Giovedì 6 dicembre 2012, ore 15:00


Art. 11
Pace e nonviolenza
a Pistoia



Presentazione e visione del film “Frammenti” (regia di Massimiliano Guelfi e Andrea David Farnocchia – 2011), tratto da libro di Emma Viviani “Una tribù all'ombra delle foglie di coca”.


Per informazioni:
http://www.facebook.com/art11nonviolenzaepace?fref=ts
http://art11blog.wordpress.com/2012/10/02/pace-e-nonviolenza-a-pistoia


Stefano: stefanopt33@gmail.com; tel. 3381911887
Eloisa: eloisa.pierucci2@gmail.com; tel. 3470572731


martedì 27 novembre 2012

“Legge ad aziendam manda in fumo la difesa del suolo”


La legge regionale sul rischio idrogeologico (L.R. 21 maggio 2012, n. 21) disponeva l'abrogazione degli artt. 141 e 142 della L.R. 27 dicembre 2011, n. 66, ovvero:

 • art. 141 – Tutela dei corsi d'acqua
 • art. 142 – Interventi nelle aree a pericolosità idraulica molto elevata

in cui si trovava scritto che:
Nelle aree classificate dai piani strutturali, dai piani regolatori generali (PRG) o dai PAI [...], come aree a pericolosità idraulica molto elevata è consentita esclusivamente la realizzazione di infrastrutture di tipo lineare non diversamente localizzabili


In altre parole, se proprio ci deve passare una strada, si faccia, tenendo conto delle opere di messa in sicurezza da eventi con tempo di ritorno duecentennale.






In questi giorni, la L.R. 21/2012 è stata modificata nell'art. 2, comma 2, punto b, con l'aggiunta di un [e gas naturali]. Adesso, nelle stesse aree, è consentita la realizzazione di:

b) nuovi impianti e relative opere per la raccolta e la distribuzione della risorsa idrica, il convogliamento e la depurazione degli scarichi idrici, lo stoccaggio, il trattamento, lo smaltimento ed il recupero dei rifiuti, la produzione ed il trasporto di energia da fonti rinnovabili
E GAS NATURALI
o, comunque, al servizio di aziende e insediamenti produttivi previsti dagli strumenti e atti di pianificazione e programmazione regionali, provinciali e comunali vigenti al momento di entrata in vigore della presente legge, non diversamente localizzabili, oppure ampliamento o adeguamento di quelli esistenti

In sostanza, in aree ad elevato rischio idraulico, si potrebbe oggi costruire anche un impianto, per esempio, a metano.

(per chi volesse verificare, L.R. 24 novembre 2012, n. 64, art. 9)


Avanti, Repower! Il Bottegone ti aspetta!

Mi sembra però che il problema idrogeologico ci fosse ugualmente: anche fare un depuratore per l'acqua, o una centrale a biomasse nel pieno di una cassa di espansione non mi sembra un'ottima soluzione, neanche con opere per la messa in sicurezza da eventi che abbiano la possibilità di verificarsi una volta ogni due secoli.

Se Aulla e Albinia hanno insegnato qualcosa (anche ai non addetti ai lavori) è che non è opportuno costruire in zone ad alto rischio idraulico.
In un libro sulle alluvioni del 1878, l'autore (ing. prof. Matteo Fiorini) scriveva:

«...mutabile è il fiume...»



Il giudizio in merito della consigliera regionale Marina Staccioli (Gruppo Misto) può essere letto a questo link.


lunedì 26 novembre 2012

Finanziamenti a scuole paritarie


Il 15 novembre è stato approvato l'ennesimo finanziamento statale per le scuole paritarie.
Ho chiesto lumi al deputato del PD Simonetta Rubinato, colei che ha presentato l'emendamento relativo e che si era espressa in questi termini:
Si tratta di una battaglia vinta a favore delle famiglie e in particolare della rete delle scuole paritarie.
Come ella stessa sostiene:
dall’esame della Relazione Tecnica ho scoperto che l’art. 8, comma 17, del disegno di legge di stabilità, che prevede l’attribuzione alle regioni di 223 milioni di euro a sostegno delle scuole non statali (per rimediare al taglio del 50% dei fondi ereditato dal Governo Berlusconi), di fatto, non consente l’utilizzo delle somme stanziate, perchè la somma viene data alle regioni che le possono però erogare solo nei limiti del loro patto di stabilità, che è stato ulteriormente inasprito di un ulteriore miliardo dall’art. 5 della stessa Stabilità
Poiché:
la Corte Costituzionale nella sentenza n. 50 del 2008 ha affermato che la natura delle prestazioni fornite dalle scuole dell’infanzia paritarie, “le quali ineriscono a diritti fondamentali dei destinatari, impone che si garantisca continuità nella erogazione delle risorse finanziarie”
l'Onorevole ha quindi presentato un emendamento per togliere quei fondi dal patto di stabilità, rendendoli direttamente spendibili dalle Regioni e di fatto facendoli traslare direttamente dallo Stato alle scuole non statali.
Altro riferimento normativo al quale chiede appiglio è:
la legge 62.2000 sulla parità scolastica. L’art. 1 stabilisce che il sistema pubblico dell’istruzione è costituito dalle scuole statali e da quelle paritarie non statali e comunali. In forza di questa legge lo Stato apposta dei fondi per le scuole paritarie


Provo a fare un sillogismo:
1) «Si definiscono scuole paritarie, a tutti gli effetti degli ordinamenti vigenti in particolare per quanto riguarda l’abilitazione a rilasciare titoli di studio aventi valore legale, le istituzioni scolastiche non statali, comprese quelle degli enti locali»
– l. 10 marzo 2000, n. 62 (“ Norme per la parità scolastica e disposizioni sul diritto allo studio e all’istruzione”), art. 1, comma 2
2) "Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato."
– Costituzione, all'art. 33
3) Quindi: le scuole paritarie non devono costituire oneri per lo Stato.


Da ricordare che secondo la stessa legge 62/2000 citata (art. 1, comma 1):
Il sistema nazionale di istruzione, fermo restando quanto previsto dall’articolo 33, comma 2 della Costituzione, è costituito dalle scuole statali e dalle scuole paritarie private e degli enti locali.



Leggo dei 500 milioni destinati alle scuole paritarie per il 2013, o dei 535 milioni nel 2007, e non posso fare a meno di ripensare a quelle parole: “senza oneri per lo Stato”.
Il finanziamento, fatto nel 2007 con Prodi come nel 2010 con Berlusconi o nel 2012 con Monti, continua a sembrarmi incostituzionale, essendo chiaramente escluso dall'articolo 33.

Mi trovo in imbarazzante disaccordo con la Corte Costituzionale: com'è possibile che uno dei più alti organi del Paese possa imporre la garanzia di “continuità nell’erogazione delle risorse finanziarie” in netto contrasto con i principi espressi dalla Carta che lo stesso organismo dovrebbe tutelare?
Se lo Stato ha una carenza forse la dovrebbe colmare, non mettersi in contrasto con la propria Costituzione. Nel momento in cui si accetta di poter ignorare i dettami costituzionali per il bene di un gruppo di persone, tutto l'impianto di leggi perde il proprio significato: passa il principio che «se una legge mi crea un disagio non la seguo», inventando interpretazioni ad hoc.

Io non metto in dubbio il fatto che oggi l'assenza degli istituti parificati renderebbe impossibile fornire un'istruzione capillare e generalizzata, e per questo motivo mi sembrerebbe svantaggioso eliminare tutti i finanziamenti di punto in bianco (giudizio squisitamente umanitario; l'etica vorrebbe che si seguissero le leggi, e quindi che i finanziamenti fossero portati subito a zero).
Una politica seria vedrebbe una riduzione delle spese assurde fatte dallo Stato, con conseguente investimento nelle scuole statali e una parallela riduzione fino all'eliminazione totale dei contributi alle scuole paritarie (per rientrare in quanto previsto dalla Costituzione).

L'On. Rubinato ha parlato di costi per lo Stato, stimando in 6 miliardi di euro le spese per far sì che lo Stato possa colmare le proprie carenze in ambito scolastico, e io le rispondo in euro:

 • per i caccia F-35 si tratta di spendere 10 miliardi, anche se ultimamente qualcuno parlava di 13-14 miliardi (anche qui ricordo la Costituzione, art. 11 – e non mi si venga a dire che un cacciabombardiere è strumento di difesa...); meglio avere scuole o aerei da guerra?

 • l'AV Torino-Lyon, opera inutile e potenzialmente molto dannosa per salute pubblica (amianto, uranio) e ambiente (falde idriche), dovrebbe costare, secondo le stime più ottimistiche e senza tutta una serie di infrastrutture accessorie (la cui assenza renderebbe la linea ancora più assurda) intorno ai 10 miliardi; per l'opera completa, nel 2006 si parlava di 22, che ad oggi (se non erro) dovrebbero essere intorno ai 26 miliardi di euro;

 • il Ponte sullo Stretto di Messina prevede più di 8 miliardi di costo, mentre la società che da 31 anni ci mangia sopra senza aver realizzato nulla (in 31 anni...) ha già intaccato per circa 300 milioni le finanze pubbliche.

Mi fermo qui, anche se ci sarebbero tutta una serie di spese minori (dell'ordine dei milioni di euro) che impegnano l'Erario senza restituire nulla al Paese.


Riassumo: la Costituzione è la base del nostro ordinamento, e non può essere disattesa.
Evidentemente, nessuno dei Governi che si sono succeduti ha risolto il problema, e questo ha portato a una situazione complicata, ma mantenere la condizione di incostituzionalità non è una soluzione.

Noi (il sottoscritto, la lista tutta e, oso credere, la maggioranza dei detrattori del finanziamento alle scuole paritarie) stiamo dalla parte della legalità.
E a favore della realizzazione di priorità di spesa che non vadano verso l'interesse finanziario di qualche grande gruppo (Lockheed, Intesa-SanPaolo o CMC non fa differenza) bensì verso i bisogni dei cittadini e la tutela dei loro diritti fondamentali.