mercoledì 24 ottobre 2012

NO MONTI DAY


ai promotori del NO MONTI DAY


In concomitanza con la manifestazione nazionale NO MONTI DAY a Pistoia avrà luogo l'assemblea pubblica “Rifiuti zero: un obiettivo possibile” al fine di proporre un'alternativa al Piano Interprovinciale dei Rifiuti che mira a quintuplicare la capacità di incenerimento nella zona Firenze-Prato-Pistoia.
Vista l'importanza dell'argomento nella situazione locale non saremo in grado di partecipare alla manifestazione NO MONTI DAY, alla quale comunque esprimiamo la nostra piena adesione.

Auspicando che dal 27 ottobre nasca un movimento unitario capace di scongiurare un Monti-bis e di proporre un'alternativa, aderiscono:


Lista Civica Ecologista “Per un'altra Pistoia
Ecologisti e Reti Civiche Pistoia
Partito dei C.A.R.C - sezione di Pistoia e Prato


mercoledì 10 ottobre 2012

Non bruciamo il nostro futuro


Assemblea pubblica

Sabato 27 ottobre ore 16.00

Pistoia, sala Dopolavoro Ferrovieri, piazza Dante Alighieri (stazione FS)


I promotori di questa assemblea:
 • valutano contraddittorio e anacronistico il Piano Interprovinciale Rifiuti dell’ATO Toscana Centro, e ne chiedono una radicale revisione;
 • ritengono che una corretta pianificazione del ciclo produzione/consumo dei beni debba ispirarsi alla strategia Rifiuti Zero, e che pertanto si debba prevedere una data certa e prossima per la chiusura degli impianti di incenerimento dei rifiuti, perché fortemente impattanti sulla salute e sull’ambiente e dissipativi di risorse;
 • considerano la raccolta differenziata porta a porta con tariffazione puntuale il mezzo più efficace per una riduzione dei rifiuti ed un corretto recupero di materie prime seconde, a condizione che ad essa sia associata una rete locale (distretto) di attività produttive in grado di massimizzare l’efficienza nel recupero della materia con tecnologie a basso impatto ambientale;
 • al fine di quanto sopra ritengono importante il coinvolgimento delle categorie produttive ed economiche (artigiani, industriali, agricoltori, commercianti ecc.) che, in un quadro di opportune incentivazioni, dovrebbero farsi carico di azioni di riprogettazione dei beni in funzione della loro durabilità e del recupero dei materiali a fine vita;
 • considerano l’Alterpiano, che trae ispirazione dalla strategia Rifiuti Zero, la sintesi più avanzata di proposta radicalmente alternativa al Piano delle tre province dell’ATO Toscana Centro (Firenze, Prato e Pistoia);

L’assemblea è finalizzata a:
 • divulgare la strategia Rifiuti Zero, ad informare sulla pericolosità degli impianti di incenerimento dei rifiuti e ad illustrare le nostre proposte in contrapposizione ai contenuti del P.I.R.;
 • invitare gli amministratori locali, e in primo luogo quelli del comune di Pistoia e dei comuni della piana, ad esprimersi con chiarezza sulla scelta inceneritorista che sottende il piano delle tre province;
 • raccogliere idee e proposte per definire ulteriori iniziative volte a costruire un diffuso consenso fra la popolazione sulla strategia Rifiuti Zero.


Bozza di programma:
 • Impatto sulla salute dei termovalorizzatori Patrizia Gentilini o altro medico che si è occupato della problematica
 • Strategia Rifiuti Zero Rossano Ercolini
 • Alterpiano Fabrizio Bertini
 • Esperienza/e di azienda virtuosa nel settore del recupero della materia, commercializzazione di prodotti senza imballaggi, riparazione e riutilizzo ecc. da definire 
 • Dibattito al quale sono ovviamente invitati a prendere parte amministratori, operatori economici, associazioni e cittadini.


Alessio 328 9291177

lunedì 8 ottobre 2012

13 ottobre, a Ravenna contro la CMC


   La Cooperativa Muratori e Cementisti di Ravenna è una delle grandi imprese di costruzioni che devastano giorno dopo giorno il territorio. Nata più di un secolo fa come strumento di difesa degli interessi dei lavoratori nel settore delle costruzioni, ha cambiato radicalmente paradigma, come ha fatto il suo partito di riferimento, il vecchio PCI, trasformandosi in una struttura portante dell’attuale sistema di potere italiano. Attualmente, tra i numerosi altri contratti, guida in valle di Susa il consorzio di imprese che ha ricevuto l’incarico di realizzare il cunicolo esplorativo della Maddalena a Chiomonte, in previsione del tunnel definitivo della nuova linea tra Torino e Lyon. L’incarico è stato assegnato in modo irregolare per numerosi motivi, tecnici e procedurali, che sono stati denunciati nei documenti della Comunità Montana valle di Susa e val Sangone, senza ottenere riscontro.
   Non è questo tuttavia l’aspetto su cui intendiamo discutere; chi volesse farsene un’idea può trovare i documenti della CMVSS in rete.
   In questo documento vogliamo chiarire quale è il ruolo della Cooperativa e quale sia la natura del suo sistema di potere. La centralità della Cooperativa nell’attività economica del Paese deriva dal fatto che essa non è una normale impresa che opera in condizioni di concorrenza, ma è parte integrante di un sistema di potere che comprende i partiti politici di centro sinistra, in particolar modo quelli formati dagli ex comunisti. In realtà la distinzione tra partiti e impresa è puramente nominale. Gli uomini di partito operano in sede politica per far convergere un fiume di denaro pubblico su opere quasi sempre inutili e devastanti, da cui la CMC trarrà un guadagno pressoché incontrollato, dal momento che la componente politica di questa particolare associazione ha azzerato per via normativa qualsiasi strumento indipendente di controllo.
   In compenso la CMC finanzia i partiti stessi e i loro singoli membri, per le campagne elettorali, e, più prosaicamente, per il mantenimento delle loro clientele. La specificità di questo sistema di potere è che esso affonda le mani nella ricchezza comune, distruggendo bene essenziali, di tutti, in modo spesso irreversibile. La distruzione del territorio è la conseguenza più visibile del loro operare.

   Per la verità, non vi è solo la CMC ad agire secondo questo canone di comportamento. La commistione di interessi tra politica ed affari è un fenomeno mondiale, come lo è la rapina di ricchezza pubblica e il trasferimento di denaro dai poveri verso i ricchi. Ma in Italia il processo si è del tutto sbracato, e ha raggiunto limiti intollerabili per i settori più indigenti della popolazione. La CMC è al centro di una rete in molti aspetti informale, la quale rappresenta la degenerazione dei legami che il vecchio partito comunista aveva stabilito con numerosi settori della società, e che avrebbe dovuto assicurare, sotto la direzione centrale del partito, la spinta verso il mutamento progressista. Lasciate cadere, con una rapidità che non ha uguali nella storia dei movimenti politici o religiosi, le proprie motivazioni originarie, questa struttura ha conservato intatto l’insieme delle sue relazioni, e la sua linea di comando, limitandosi ad effettuare un modesto cambiamento di obbiettivo: dalla difesa degli oppressi, all’arricchimento e alla riproduzione di una nomenclatura di parassiti.
   Tanto per venire ad un esempio specifico, quella demenziale opera di distruzione e spreco che è stata l’alta velocità italiana, è nata essenzialmente da un accordo tra Fiat Impresit e CMC. Lo ha raccontato Cusani, l’ex consulente finanziario di Gardini, in una riunione pubblica tenutasi a Susa nel febbraio del 2006 – il relativo filmato è in rete. Un accordo privato, tra privati, che  impegnava, sia pure nascostamente, una somma elevatissima di denaro pubblico. Tuttavia da quel momento, l’Alta Velocità è diventata oggetto della promozione più martellante, non solo nel partito di riferimento, ma anche nelle sue metastasi sociali, nonché ovviamente sui mezzi di comunicazione legati a Confindustria. Editorialisti di fama, intellettuali progressisti, o meno, comitati di casalinghe impegnate, nonché  tutti i sindacati, o quasi, hanno per anni berciato in coro, sostenendo il progetto con le più incredibili frottole. Dissentire non era neppure lontanamente consentito; chi osava, rischiava il linciaggio. Ed era facilmente intuibile che prima o poi avrebbe dato il suo contributo all’impresa, con qualche forzatura, anche l’ala giudiziaria del partito delle Cooperative.

   In tutto questo polverone, la CMC è rimasta prudentemente in disparte, seguendo la vecchia regola che vuole  buona norma mantenere i centri di potere effettivi nell’ombra. Loro costruivano, devastavano, incassavano e ridistribuivano gli incassi. Perché esporsi?
La manifestazione del 13 ottobre a Ravenna vuole restituire alla CMC il posto che le spetta. Noi Valsusini non abbiamo i Lince né le migliaia di uomini armati che stanno proteggendo lo scempio della CMC a casa nostra. Ma vogliamo che sappiano che abbiamo capito. Non si sa mai; se un giorno l’uso della violenza non fosse sufficiente ad assicurare l’impunità ai distruttori, noi sapremo a chi chiedere i conti:
 • delle sorgenti scomparse
 • della perdita di valore dei terreni agricoli e degli abitati
 • dell’inquinamento atmosferico
 • dell’inquinamento acustico
 • dei morti per mesotelioma e per altre malattie polmonari
 • del denaro rubato alle scuole, agli asili, agli ospedali, alle Università, ai pensionati, alle nuove generazioni
 • della perdita di posti di lavoro.

   Quest’ultimo punto è fondamentale. L’argomento più sbandierato dalla congrega di propagandisti delle grandi opere, è che esse servono a creare posti di lavoro. Il che, al di là dell’apparenza, è del tutto falso. Ė vero che qualunque investimento genera flusso di denaro, e quindi almeno in parte opportunità di lavoro. Vale per l’Alta Velocità, per il Ponte sullo stretto, per gli F35, per le mine antiuomo, per le armi incendiarie al fosforo; vale per qualsiasi attività, anche la più ignobile. 

   Ma investire nelle grandi opere è la scelta che genera, a parità di miliardi investiti, il numero minore di posti stabili di lavoro. E poiché il denaro proviene comunque dal Tesoro, quello dedicato all’Alta Velocità viene sottratto al mantenimento dell’assetto idrogeologico del paese, agli ospedali, alle scuole, ai servizi pubblici in generale. Se viene giudicata in termini globali, la politica delle grandi opere offre meno posti di lavoro di quanti non ne elimini;  pone la premessa della loro distruzione in numerosi e essenziali settori, attraverso il meccanismo dell’espansione del debito pubblico.

– Claudio Cancelli

sabato 6 ottobre 2012

Incontro sull'acqua pubblica



Dopo la vittoria referendaria.

Dopo aver visto inalterate le tariffe.

Dopo che sono stati rinnovati i contratti con i privati.


A un anno dal referendum sull'acqua pubblica un incontro per approfondire i temi della ripubblicizzazione.

Venerdì 12 ottobre, ore 21
Sala Maggiore del Comune
Pistoia

martedì 11 settembre 2012

Non è solo un treno

Nell'ambito delle occasioni di approfondimento di alcune tematiche - locali e nazionali - programmate da " Per un'altra Pistoia ", è stato organizzato un


INCONTRO

sabato 15 settembre 2012 alle ore 16.30 sul tema


NON È SOLO UN TRENO

Il rapporto fra GRANDI OPERE e DEBITO pubblico
le vere ragioni di opposizione al TAV in Valle di Susa (economiche, ambientali, ... )



con Claudio Giorno,
un cittadino impegnato in una lunga lotta che ne parla dal di dentro

L'incontro avverrà presso la
Libera Officina Primo Maggio
in via Argonauti 10


terza traversa a destra di via S. Marco



(Claudio Giorno domenica 16 alle ore 10.00 sarà presente - con Luca Martinelli, Maurizio Landini, Corrado Oddi, Domenico Finiguerra, Fulvio Molena, Rete Rifiuti Zero - agli incontri dell'università estiva di ATTAC tenuti a Cecina Mare per intervenire sul tema :

I MOVIMENTI IN LOTTA PER UN ALTRO MODELLO SOCIALE)


Qui si può trovare la presentazione preparata da Claudio per l'incontro.
Altri documenti forniti da Claudio:
 • storia del movimento in una presentazione fatta a Viareggio
 • estratto da “Il libro nero dell'Alta Velocità ferroviaria” di Ivan Cicconi
 • 1992 - Habitat pubblicava le ragioni del NO: “Chi Paga?

giovedì 26 luglio 2012

Piano Interprovinciale Gestione Rifiuti – osservazioni da Agliana


In una fase politica come quella attuale chiarezza e coraggio dovrebbero essere prerogative di ogni personaggio pubblico. Purtroppo, ad oggi una sola risposta è giunta alla nostra richiesta di trasparenza in merito al Piano Interprovinciale dei Rifiuti.
A mandarla il sindaco di Agliana, Eleanna Ciampolini, che per questo ringraziamo.

Oltre a renderci partecipi del fatto che in data 11 luglio «ad Agliana è partita la raccolta porta a porta di tutte le tipologie di rifiuto su tutto il territorio», il sindaco ci ha spedito anche l'osservazione al Piano Interprovinciale dei Rifiuti presentata da parte della sua amministrazione comunale (tale documento è stato inserito nella sezione “Documentazione varia”).

Di seguito la lettera con cui abbiamo risposto, evidenziando quanto le “osservazioni” presentate ci fossero sembrate poco incisive.


Gentile sindaco,
intanto ringraziamo per la risposta che ci ha concessa, ma purtroppo non possiamo fare a meno di constatare che ancora non è stata data risposta a nessuna delle due questioni sollevate, ovvero: 
• non ritenete che il suddetto Piano Interprovinciale dei Rifiuti sia radicalmente da riformulare?
• non ritenete che esso debba prevedere una data certa e ragionevolmente prossima per la chiusura di discariche ed inceneritori, e nella fattispecie dell’inceneritore di Montale?


Siamo più che lieti della spinta verso una raccolta differenziata porta a porta nel Suo Comune (sicuramente un importante tassello del mosaico che lega rifiuti, economia e salute pubblica) e abbiamo letto nelle Sue osservazioni al Piano Interprovinciale dei Rifiuti che «la previsione di rifiuti prodotti nell’ATO Toscana Centro è eccessiva». Ma da questo non dovrebbe derivare una critica complessiva all'impianto del Piano, dato che si basa su premesse a dir poco improbabili?
Di seguito abbiamo letto della «Mancata programmazione di impianti di valorizzazione e riciclaggio dei materiali derivanti dalla raccolta differenziata», elemento fondamentale perché una raccolta come quella che il Suo Comune ha intrapreso possa funzionare e portare reali vantaggi, e dell'assenza di dati «approfonditi e dettagliati sulle località sede di impianti» per quanto riguarda lo stato dell'ambiente e del territorio.
Queste però erano le considerazioni. Altra cosa sono le osservazioni presentate, che veniamo a criticare nello specifico.

1 – con la modifica da Lei proposta sparisce il riferimento al termovalorizzatore di Testi (la cui entrata in esercizio era prima subordinata ai risultati della verifica dello stato di attuazione del Piano). Nella nostra ingenuità, ci sembra un problema: verrebbe costruito e quindi non utilizzato? Improbabile. O utilizzato comunque, senza una specifica analisi? Credo che sarebbe stato opportuno chiarire che, per come stanno le cose oggi (diminuzione del carico di rifiuto indifferenziato), tale impanto non è da costruire, non risulta priorità di spesa. Di conseguenza maggiori fondi potrebbero essere destinati a raccolta PaP e impianti di riciclaggio (fondi che Lei stessa denunciava carenti).

2 – qui si aggiunge una previsione del termine per l'indagine ambientale e sanitaria circa l'inceneritore di Montale (e non una parola sull'auspicabile chiusura). L'ampliamento diventa però subordinato all'esito «del procedimento autorizzativo e all'inizio dei lavori del termico di Case Passerini», il che ci preoccupa: se l'analisi sanitaria dovesse esprimere criticità ma l'iter autorizzativo per Case Passerini dovesse tardare, l'ampliamento verrebbe effettuato? Nella peggiore delle ipotesi: se Case Passerini venisse autorizzato ma i lavori tardassero a iniziare, si procederebbe con l'ampliamento di Montale per poi realizzare un Case Passerini già autorizzato e finendo per avere un'analisi ambientale e sanitaria negativa e due inceneritori in più?

In sostanza, ci sembra che le osservazioni presentate, pur partendo da considerazioni assolutamente condivisibili, portino problemi addizionali a un Piano che già presentava numerose criticità di merito e di metodo.
Non vediamo come le due osservazioni possano contribuire alla salute dei cittadini minacciata dalle esalazioni degli inceneritori (cadmio, cromo, diossine, nanoparticelle, ...), come possano contribuire a sviluppare una filiera redditizia del riciclo, come possano ridurre le spese in un momento di crisi o almeno reindirizzare i fondi verso pratiche utili, servizi che possano creare lavoro e non mero guadagno speculativo.
L'impianto intero del Piano Interprovinciale dei Rifiuti danneggia l'Erario, la salute, l'economia, l'etica stessa della nostra società. Lei “considera” quanto imperfetto sia il Piano, fin dalle sue fondamenta (la stima dei rifiuti totali annui) ma non trova il coraggio di criticarlo apertamente, finendo per proporre osservazioni che sembrano più di facciata che di sostanza.
Possiamo solo sperare che le Sue motivazioni non ricalchino quelle già espresse da altre bocche: «Sono persona di partito, non posso criticare il PD».

Cordiali saluti.